di Gianni Lannes

Ponte sullo Stretto: in un mare di bombe attive. Lo attestano le ordinanze della Guardia Costiera dell’ultimo ventennio, nonché soprattutto l’ultima edizione (anno 2026) del Portolano della navigazione timbrato Marina Militare (ma anche tutte le pubblicazioni precedenti). Tra Scilla e Cariddi, infatti, il fondale marino pullula di bombe inesplose e mine vaganti, anche a riva, risalenti alla seconda guerra mondiale.

Al pericolo evidente rappresentato da una faglia sismica attiva, si somma un potenziale bellico (inquinante) che attenta alla sicurezza collettiva. E il governo Meloni – pur al corrente – che fa? Niente e nulla.

Eppure gli “Avvisi ai naviganti” (pagine 34-35) parlano chiaro: «Nel tratto di mare congiungente le località Paradiso del comune di Messina e Villa San Giovanni, sul fondale e a profondità che variano dai 152 ai 249 m, è stata segnalata la presenza di numerosi ordigni bellici…Navi e natanti in transito devono procedere prestando particolare attenzione al fine di prevenire situazioni di potenziale pericolo». Senza contare le ordinanze della Guardia Costiera in ambito locale.

Addirittura, nello studio di fattibilità dell’opera imposta da Matteo Salvini contro ogni logica e con gran sperpero di denaro pubblico, è assente una ricognizione tecnica relativa all’arsenale esplosivo mai bonificato poiché irrecuperabile, anche – secondo la Marina Militare – in considerazione degli elevatissimi costi economici. Una situazione che rende irrealizzabile la faraonica struttura e rivela l’assurdità dell’operazione truffaldina.
In ogni caso, i mari di gran parte dello Stivale (isole comprese) in adiacenza di porti, zone costiere abitate e aree marine “protette” evidentemente solo sulla carta, risultano ufficialmente imbottiti di pericolosi ed innumerevoli residuati bellici, in attesa di scoppiare, mentre seguitano ad inquinare.
Riferimenti:
https://www.guardiacostiera.gov.it/portale/ordinanze/elenco?keyword=ordigno




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