di Gianni Lannes

Ben sei zone marine dinanzi alla città di Pesaro e dintorni: Fano, Gabicce e Cattolica. Su bassi fondali (12-15 metri) albergano centomila ordigni speciali ovvero letali per la vita, di varia tipologia. Un arsenale di armi chimiche targate Mussolini (nascosto nelle gallerie ferroviarie sotto Urbino) segretamente affondato nell’estate dell’anno 1944 nel mare di Pesaro e dintorni (Fano, Gabicce e Cattolica) dai nazitedeschi e mai recuperato, unitamente alle numerose mine vaganti tedesche. In tali discariche belliche a tutti gli effetti mai dichiarate dallo Stato italiano (e dai governi tricolore, ad eccezione dell’esecutivo De Gasperi nel 1951), nel 1999 è stato aggiunto – all’insaputa del popolo italiano – un cospicuo numero di micidiali bombe Nato.
Far emergere la verità è un’azione politica per il bene comune. Il risanamento spetta a Berlino e Roma.


Le conseguenze della guerra, nonostante il tempo trascorso, sono giunte fino a noi, attraverso disastrose conseguenze ambientali, che le autorità italiane, pur a conoscenza, continuano ad ignorare, esponendo l’ignara popolazione italiana a gravi rischi sanitari, mentre in loco per tutelare i meri interessi turistici, gli amministratori pubblici (Comune e Regione) fanno finta di niente.

Il 12 aprile 2011, il deputato Oriano Giovannelli (già sindaco di Pesaro) depositò in Parlamento l’interrogazione numero 4/11571. Soltanto il 7 agosto 2012, l’allora ministro della Difesa, l’ammiraglio Giampaolo Di Paolo, fornì una risposta pilatesca tra il menzognero e l’evasivo. In base agli attuali rilievi in mare e ai riscontro presso l’Archivio Storico della Marina Militare, è stato accertato che questa area marina non è mai stata bonificata, infatti dal 1945 fino al 1950 ci si limitò a bonificare soltanto i porti dalle insidie belliche (in particolare Ancona).
Tant’è che nel 1951, dopo una litania di stragi di pescatori e contaminazioni varie, l’onorevole Enzo Capalozza, chiamò in causa il governo italiano ed il novembre dello stesso anno, il Sottosegretario di Stato alla Marina Mercantile (Fernando Tambroni) confermò la situazione, ma il governo De Gasperi non dispose la bonifica ambientale. Attualmente, anche gli “avvisi ai naviganti” della Marina Militare, nonché le mappe nautiche dell’Istituto Idrografico della Marina con sede a Genova, attestano e segnalano numerose zone marine nel Mare Adriatico dove giacciono considerevoli quantitativi di ordigni speciali (banditi dalla Convenzione di Ginevra del 1925 e dal Trattato di Parigi (1993) sulle armi chimiche (responsabilità in capo al ministero degli esteri). Si attende forse un’ecatombe per intervenire risolutivamente?
Post scriptum
Cronaca documentata: lammiraglio Giampaolo Di Paola dal 13 febbraio 2008 è stato presidente del comitato militare Nato. Inoltre, in veste di ministro della Difesa, a Washington il 24 giugno 2012, senza un mandato parlamentare, ha firmato il promemoria d’intesa che ha impegnato l’Italia alla partecipazione del programma F-35, per l’acquisto di 131 cacciabombardieri a capacità offensiva nucleare (allora per la modica spesa pubblica di circa 8,5 miliardi di dollari, poi lievitati a 16, inoltre più 1 miliardo per partecipare al programma di sviluppo di un’arma di distruzione di massa).
Riferimenti:
Gianni Lannes, Il mare invisibile (docufilm), Pesaro, 2026.
https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/bombe-chimiche-in-adriatico-il-75476bab
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/?term=mustard+gas%2Badriatic+sea
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/?term=arsenic+in+adriatic+sea
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20083295/
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24283716/
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26692048/
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