di Gianni Lannes
Vince il no. Giorgia Meloni ha perso la prova di forza per scardinare la Costituzione repubblicana e antifascista italiana.
L’erede del postfascismo: lei decide, lei ordina, lei ordisce, lei fa, lei disfa, le dice e disdisce ma sempre più spesso si contraddice. E ora incassa una batosta indimenticabile che azzera la sua tracotanza.
Nel Belpaese ridotto in coma dal governino post-fascista in salsa leghista, ormai reso irrilevante sul piano internazionale da un ammasso di politicanti nullafacenti atavicamente incistati alle poltrone, non c’è mai stata tanta distanza tra chi alberga remuneratamente a Palazzo Chigi e la popolazione italiana.
Eppure la democrazia è uguaglianza, è assenza di capi. Invece la capacrazia di Giorgia Meloni (anticamera in salsa di regime della tecnocrazia, già complice del genocidio in Palestina) ha ormai annichilito lo Stato di diritto. Senza demos c’è solo cratos. L’antidoto? Trasformare le minoranze attive in massa critica.
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