ITALIA: UN MARE DI BOMBE

di Gianni Lannes Avviso ai naviganti: attenzione massimo pericolo. Lo Stretto di Messina, proprio dove il ministro Matteo Salvini si è incaponito per realizzare il faraonico Ponte, pullula di innumerevoli ordigni attivi, ovvero pronti ad esplodere. Nonostante, questa allerta militare in tempo di pace (apparente), il Governo Meloni fa finta di niente. Le bombe giacciono…

di Gianni Lannes

Avviso ai naviganti: attenzione massimo pericolo. Lo Stretto di Messina, proprio dove il ministro Matteo Salvini si è incaponito per realizzare il faraonico Ponte, pullula di innumerevoli ordigni attivi, ovvero pronti ad esplodere. Nonostante, questa allerta militare in tempo di pace (apparente), il Governo Meloni fa finta di niente. Le bombe giacciono anche nelle aree marine protette (sulla carta) come ad esempio all’Isola Pianosa delle Tremiti (cuore della riserva marina).

Nell’anno corrente 2026 il Portolano della Marina Militare attesta l’esplosiva presenza nei mari d’Italia, ovvero in prossimità delle coste, nell’ordine: siluri, bombe, razzi, missili, cariche di profondità, mine vaganti e proiettili. Non soltanto residuati bellici, spesso imbottiti di iprite ed arsenico (alla voce: armi chimiche bandite dalla Convenzione di Ginevra del 1925 e dal Trattatro di Parigi del 1993). Senza contare le discariche belliche – mai bonificate come nel caso documentato di Pesaro e dintorni – realizzate dal 1944 al 1946 prima dai nazitedeschi e poi dagli alleati, nonché quelle più recenti targate Alleanza atlantica avanzate ai bombardamenti in Jugoslavia durante il 1999.

Non è soltanto un’eredità del passato, Attualmente, sono innumerevoli le cosiddette “zone di mare normalmente impiegate per esercitazioni navali, subacquee e di tiro”. Infatti, l’ultimo avviso ai naviganti, quello attualmente in vigore segnala:

“Lungo le coste italiane esistono alcune zone di mare nelle quali sono saltuariamente eseguite esercitazioni navali di unità di superficie e di sottomarini, di tiro, di bombardamento, di dragaggio e anfibie. Dette zone sono soggette a particolari tipi di regolamentazioni di cui viene data notizia con apposito Avviso ai Naviganti, come specificato dettagliatamente più avanti. I tipi di regolamentazione che possono essere istituiti sono: – interdizione alla navigazione o avvisi di pericolosità all’interno delle acque territoriali; – avvisi di pericolosità nelle acque extraterritoriali”. Quali bonifiche?

Il 26 ottobre di 20 anni, al largo di Porto San Giorgio e Pedaso (Marche), affondava con mare calma piatta, assenza di vento e buona visibilità il peschereccio Rita Evelin di San Benedetto del Tronto. Morirono 3 pescatori e il relitto giace ancora su un fondale di appena 80 metri, nonostante lo sperpero (realizzato dal Ministero della Giustizia) di quasi 1 milione di euro (denaro pubblico) per il mancato recupero di questo corpo di reato che avrebbe rivelato la verità della tragedia.

All’epoca non fu emanato dalle autorità militari italiane e Nato, alcun notam, ordinanza della Capitaneria portuale o avviso di pericolosità. In quella zona, come certifica la mappa nautica 1050 dell’Istituto Idrografico di Genova (un documento ufficiale dello Stato italiano), insiste una gigantesca area militare, la famigerata T842 (zona per esercitazioni di tiro a fuoco).

Riferimenti:

https://www.marina.difesa.it/noi-siamo-la-marina/pilastro-logistico/scientifici/idrografico/Pagine/Avvisi.aspx

Gianni Lannes, Bombe a… mare, Nexus edizioni, Battaglia Terme, 2018.

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