DALLA GUERRA ALLA BIOLOGIA MARINA: L’AREA “PROIBITA”

di Gianni Lannes C’è un’area marina chiamata dai pescatori “la proibita” (come attesta un portolano del 1946 sulla base di una mappa militare inglese del 1945), dove non pescano più ormai da mezzo secolo, dopo una serie infinita di incidenti anche mortali che hanno falcidiato i lavoratori del mare nelle Marche e in Romagna (oltre…

di Gianni Lannes

C’è un’area marina chiamata dai pescatori “la proibita” (come attesta un portolano del 1946 sulla base di una mappa militare inglese del 1945), dove non pescano più ormai da mezzo secolo, dopo una serie infinita di incidenti anche mortali che hanno falcidiato i lavoratori del mare nelle Marche e in Romagna (oltre che in Puglia e Campania). Due valenti biologi marini della stazione CNR (Consiglio Nazionale Ricerche) di Fano il 22 ottobre 1967 danno alle stampe la pubblicazione (ormai introvabile che ho scovato sepolta all’Università di Bologna) “Il fondo del mare da Cattolica a Falconara“, dopo aver condotto una ricerca marina. In sostanza, Scaccini e Piccinetti (scomparso recentemente) accertano la presenza su bassi fondali, di presure e ferrature, ovvero ostacoli alla pesca a strascico da Cattolica ad Ancona. Di che si tratta? Di una mappatura dettagliata che indica batimetrie e coordinate. Non solo relitti di naviglio ed aerei, ma anche e soprattutto ordigni bellici, nella zona marina da Cattolica a Fano, in particolare Pesaro, dove i nazitedeschi nell’estate del 1944 avevano segretamente affondato le bombe all’iprite e i barili di arsenico. Si tratta di una riprova scientifica, corroborata, peraltro anche da uno studio su una moria di pesci avvenuta nel 1969, intitolato “Osservazioni sulla mortalità di pesci e di altri organismi verificatasi nel 1969 in Adriatico”. Cause? Provate a indovinare.

CNR, 1969

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