
di Gianni Lannes
Con l’avallo del presidente del Consiglio in carica dal 22 ottobre 2022, ovvero il beneplacito di Giorgia Meloni e dell’intero governo tricolore, in palese violazione della Costituzione repubblicana italiana, il Pentagono per ordine di Trump ha trasferito in Italia 90 bombe nucleari B-61/12 a potenza variabile (fino a 170 chilotoni cadauna), nelle basi di Ghedi ed Aviano. Si tratta di ordigni destinati ai cacciabombardieri a portata nucleare F-35 (in dotazione all’AMI), in grado di disintegrare l’Europa; altrettante bombe atomiche statunitensi (riammodernate dalla Boeing con kit di guida) sono state depositate in Germania, Olanda e Belgio pronte all’uso tattico. In tal modo, lo Stivale si conferma un obiettivo di guerra e al contempo una piattaforma bellica nel Mediterraneo, esponendo l’ignara popolazione al pericolo.

Nel Belpaese la notizia è sfuggita ai mass media, ma la conferma ufficiale è giunta nientedimeno che dal sottosegretario di Stato alla Difesa, ovvero Isabella Rauti, in risposta ad un atto parlamentare di sindacato ispettivo.
Eppure l’Italia nel 1968 ha sottoscritto il Trattato di non proliferazione nucleare – in seguito ratificato dalla legge 24 aprile 1975, numero 131 (voluta da Aldo Moro), che nell’articolo II recita: «Ciascuno degli Stati militarmente non nucleari, che sia Parte del Trattato, si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari.» Insomma, illegalmente, e senza che la popolazione sia stata informata alla stregua del Parlamento, l’Italia ospita un terzo delle testate nucleari presenti in Europa. E in 12 porti della Penisola, isole incluse, attraccano unità navali e sommergibili a propulsione ed armamento nucleare, mentre sono ignoti alla società civile i piani di sicurezza.

Alcuni documenti (secret e top secret) sono stati declassificati a Washington nell’indifferenza generale. In sintesi: le prime armi nucleari schierate in Italia sono state due battaglioni di missili MGR-1 e MGR-5, messe in funzione nel 1955. A questi si sono poi aggiunti, negli anni ’60, 90 missili Hercules con testate nucleari W31. Ma nessuno di questi era sotto controllo italiano. Gli Stati Uniti tenevano il controllo totale. L’Italia aveva perso la guerra ed era trattata militarmente come una colonia dagli Stati Uniti; le condizioni di subordinazione non sono mutate.

Il ministro della difesa Paolo Emilio Taviani, il 29 novembre 1956 dichiara che il governo sta cercando di persuadere gli alleati a «rimuovere ingiustificate restrizioni per le nazioni Nato ad accede alle nuove armi.» In altre parole, l’Italia vuole la sua bomba atomica.

La pressione politica sugli Stati Uniti funziona. Il 26 marzo del 1959 il governo firma un accordo con gli Stati Uniti per ricevere 30 missili balistici Jupiter a raggio intermedio da operare dalla base italiana di Gioia del Colle, sotto controllo dell’Aeronautica militare italiana.

Il primo missile arriva il primo aprile del 1960, e non è un pesce d’aprile. È operato dalla 36esima brigata dell’Aria, ma con un accordo a doppia chiave, che quindi dà all’Italia più controllo. L’accordo prevede che i nuovi missili possano essere usati «per l’esecuzione di piani e strategie Nato, in tempo di pace come in guerra.».
A seguito della crisi di Cuba, gli Stati Uniti ritirano i missili Jupiter. Kennedy e Khrushchev evitano la guerra nucleare con un semplice accordo: la Russia riportava a casa i suoi missili già in rotta verso Cuba in cambio del fatto che gli Stati Uniti togliessero i missili dalla Turchia e dall’Italia. Fanfani protesta invano con Kennedy.
A seguito di ciò, l’Italia lancia il suo programma di armi nucleari. Converte a questo scopo l’incrociatore Giuseppe Garibaldi e testa un missile balistico chiamato Alfa. Alfa era un razzo a propellente solido capace di lanciare una testata nucleare di una tonnellata dall’Adriatico a Mosca. Il test è lanciato con successo da Salto di Quirra in Sardegna, il 6 aprile 1976. Il costo del progetto era di 6 miliardi di lire.
Riferimenti:
https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1975/04/30/075U0131/sg
Fai clic per accedere a CHRG-111shrg63689.pdf
Fai clic per accedere a 2022-NATIONAL-DEFENSE-STRATEGY-NPR-MDR.PDF
Gianni Lannes, Italia USA e getta, Arianna editrice, 2014.
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