SAN BARTOLO: DISCARICHE BELLICHE IN MARE!

di Gianni Lannes Ecco in Italia un meraviglioso luogo di mare ferito dall’uomo, dimenticato dalle istituzioni tricolore e trasformato in un cimitero ambientale dove incombe una servitù militare (E344: tiri a fuoco). Qui d’estate pullula di yacht e motoscafi ancorati pericolosamente ad un soffio dalla battigia, in barba al Codice della Navigazione, proprio nelle “acque…

di Gianni Lannes

Ecco in Italia un meraviglioso luogo di mare ferito dall’uomo, dimenticato dalle istituzioni tricolore e trasformato in un cimitero ambientale dove incombe una servitù militare (E344: tiri a fuoco). Qui d’estate pullula di yacht e motoscafi ancorati pericolosamente ad un soffio dalla battigia, in barba al Codice della Navigazione, proprio nelle “acque protette (sulla carta) del San Bartolo.

Su un bassissimo fondale, dove le batimetriche non superano i 5 metri di profondità, ovvero in prossimità della riva: una discarica di ordigni (speciali) inesplosi nell’area marina del parco regionale San Bartolo in provincia di Pesaro-Urbino e altre due dirimpetto Fiorenzuola di Focara e Casteldimezzo, a qualche miglio di distanza, e ad appena rispettivamente 12 e 15 metri di profondità.

Purtroppo, ce ne sono anche altre 4 dinanzi all’addormentata città di Pesaro, una a ponente di Fano e pure a levante di Cattolica. Si tratta di un lascito testamentario del Terzo Reich: il Sonderkommando Meyer (10 agosto 1944) ha compiuto questo crimine di guerra contro l’umanità per ordine di Hitler nell’estate del 1944.

Oggi l’ambasciatore tedesco Thomas Bagger, a più riprese ufficialmente interpellato nel corso dell’inchiesta giornalistica e della realizzazione del docufilm IL MARE INVISIBILE, per un’interivsta e un commento, pure interpellato da oltre due mesi si nega alle domande; alla stregua del governo Meloni che da appena 6 mesi e 12 giorni non risponde ad un’interpellanza parlamentare inerente lo scottante caso, sepolto dai segreti di Stati alleati.

Esattamente nel territorio adriatico di Gabicce: ecco cosa segnala alla lettera la carta nautica numero 36: un documento ufficiale dello Stato italiano, edito dall’Istituto Idrografico Marina di Genova (una mappa pubblicata nel settembre 2022 e aggiornata dal Portolano numero 8 dell’anno 2024).

Mercoledi 4 febbraio 2026 nel primo pomeriggio ho incontrato nella sede di Pesaro (a Baia Flaminia) il presidente (Silvano Leva) e il direttore (Marco Zannini) del locale ente Parco e li ho messi al corrente dettagliatamente della gravissima situazione, nota alle autorità di ogni ordine grado, a livello periferico e centrale, da Ancona a Roma fino Berlino, Bruxelles e New York, almeno dal 1951 dopo l’interrogazione parlamentare 2583 del deputato Enzo Capalozza che invocava una bonifica ambientale, a tutt’oggi mai realizzata. Già il 22 dicembre 2025 avevo esposto personalmente la questione a Nicola Gaudino, comandante della Capitaneria di Pesaro; prim’ancora anche al prefetto. Il 30 gennaio scorso ho lanciato una petizione online dal valore simbolico (che registra molti più firmatari dal resto d’Italia che dall’oltraggiata città di Rossini):

https://c.org/m2g6BHtDJj

“Dal secondo dopoguerra siamo immersi in un mare di bombe. Anche scendendo in apnea sotto costa se ne vedono di ordigni di varie dimensioni, a seconda delle correnti e delle maree” racconta Carlo Morosini, un veterano dei subacquei di Cattolica e dintorni, un uomo che conosce a memoria più di ogni altro, fin dagli anni ’60 i fondali della zona.

Infatti, già la Marina Militare inglese esattamente nel maggio 1945 segnalava nella carta nautica 209, poi ripresa da un Portolano italiano, la cosiddetta “area proibita”, vale a dire un’ampia zona marina imbottita di esplosivi ed armi chimiche, affondate dai nazitedeschi nel 1945. Qui i pescatori dopo una litania di incidenti mortali, contaminazioni e tragedie non gettano le reti da almeno mezzo secolo.

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