
di Gianni Lannes
Una realtà invisibile: la violenza è ormai pane quotidiano fin dalla culla. Vivono prevalentemente di notte e mostrano rabbia ad ogni occasione conflittuale. Dagli adulti hanno ereditato una società mostruosa, soprattutto in Italia. Allora di che stupirsi? I giovani non contano nulla; sono sulla bocca di tutti, ma nessuno li ascolta quando prevale l’incertezza, l’indifferenza e la paura. Salgono alla ribalta soltanto dopo una tragedia, però dopo un attimo tornano nel dimenticatoio.

Coltelli a scuola: non è un caso isolato, ma una tendenza alimentata da molteplici cause, non ultima la matrice culturale del contesto sociale, dove domina l’isolamento individuale ritagliato su un piccolo schermo già dall’età dell’asilo.
In un’epoca che riduce gli adolescenti alle loro prestazioni, occorre trasformare l’impegno dei giovani in una forma di protezione per il loro carattere, nutrendo la loro sensibilità, aiutandoli a portare in luce le loro evidenti qualità. Impresa non facile.

Aiutare ragazze e ragazzi a scoprire modi di incidere sul mondo senza voti, punteggi e classificazioni, significa dar loro la consapevolezza di valere per ciò che sono, non per quello che possiedono o raggiungono.
Nessuna pagella, nessuna laurea, nessuna carriera può sostituire il bisogno umano più importante: sentirsi necessari, significativi e importanti per le persone intorno.
Come far sentire un giovane importante, indipendentemente dai risultati scolastici? Quando un giovane perpisce di avere un ruolo nel microcosmo che lo circonda, costruisce un’identità più solida, radicata nel contributo agli altri e non nel mero giudizio.
Gli adolescenti non sono numeri o statistiche, bensì risorse umane straordinarie. Occorre credere in loro e infondere fiducia. Siamo noi a dover cambiare registro. Insomma, cambiare rotta.
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