
di Gianni Lannes
Un albero da uccidere per ogni essere umano deportato altrove: accade ora nella capitale della cultura italiana per l’anno 2024.
A Pesaro nel quartiere Muraglia c’erano una volta – i cosiddetti “matti”, liberi di uscire grazie alla rivoluzione Basaglia. Poi i padroncini del vapore locale hanno deciso di impiantare un nuovo ospedale pubblico in un’area classificata ufficialmente ad “elevato rischio idrogeologico e sismico”. Così, di punto in bianco, 48 persone senza voce (etichettate “pazienti psichiatrici”), sono state trasferite alla stregua di rifiuti e peggio del bestiame, senza uno straccio di spiegazione e senza essere minimamente interpellate da una residenza pubblica (dov’erano residenti e avevano una vita attiva) in un centro privato ad Apsella. Le loro opere d’arte – dipinti e disegni – sono finite in discarica, dove però alcune anime sensibili le hanno salvate dalla distruzione.
Silvia conosce alcune realtà e rivela: “Hanno lasciato i ragazzi che sono i più colpiti senza un posto dove essere aiutati. Spesso vanno in ospedale dove li caricano di psicofarmaci: poi ciao. La situazione è grave, e solo a carico delle famiglie”.
E per non farsi mancare proprio nulla, la pubblica amministrazione ha pure autorizzato l’abbattimento in loco di ben 148 rigogliosi alberi. Così, in un lampo, sono decollate le “ecodemolizioni” realizzate da una ditta di Rimini. Adesso, in compenso, la comunità protetta è un luogo fantasma dove aleggia il degrado.
Racconta Marco: “Quando ho chiesto erano 15 dalla SRR, 15 dalla comunità maschile e 18 da quella femminile: tutti residenti spostati a 16 chilometri di distanza. Poi c’è la RSA Tomasello che è la più nuova ed è l’unica ancora attiva”.
Una città vive per la gran quantità di cemento armato sparsa dove attecchisce la speculazione del profitto, o per la materia viva e creativa dei sogni di civiltà che realizza il bene comune?

















(Pesaro, 17 gennaio 2026 – foto Gianni Lannes)
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