
di Gianni Lannes
Il mare d’Italia trema. Un boato all’alba del 10 gennaio 2026: una scossa di magnitudo 5.1, dinanzi alla costa ionica sud orientale della Calabria. L’elevata pericolosità sismica è una delle numerose criticità che pesano sulla fattibilità del ponte sullo Stretto di Messina. Infatti, il pilone calabrese – come da progetto – poggerà addirittura sulla faglia sismica attiva di Cannitello. Lo attesta la mappa PB0010_F0: un docuemnto udfdiciale del mare di scartoffie della società “Stretto di Messina” che mostra il profilo della predetta faglia passare sattamente sotto il pilone, i pontili e gli svincoli previsti.
Non è tutto: c’è anche un’altra faglia (W Fault) lunga 34,5 chilometri che si estende lungo lo Stretto. La W Fault è stata identificata nel 2021 da uno studio dell’università di Catania: si tratta di una struttura geologica che potrebbe generare terremoti fino a magnitudo 7.1, ossia la potenza del disastroso maremoto datato anno 1908.
Dati satellitari recenti hanno confermato l’attività di questa faglia, mostrando movimenti differenziati del suolo nell’area dello Stretto.
Infine: a tutt’oggi, non sono ancora state realizzate le indagini sismiche, a partire dalle trincee paleosismologiche. Perché assecondare la follia di Salvini e non evitare un’altra tragedia?
Riferimenti:
https://terremoti.ingv.it/event/44931612
Lascia un commento