
di Gianni Lannes
Alla voce inquinamento: Germania batte Italia e svetta al vertice della classifica mondiale. Non solo stragi di inermi civili. C’è un altro armadio della vergogna che non appare sui libri di storia, relativo alle armi chimiche affondate dinanzi a Pesaro, Fano, Gabicce e Cattolica dai nazitedeschi nell’estate del 1944 (come attesta il rapporto segreto del Sonderkommando Meyer). Le catastrofiche conseguenze di un’eredità inaccettabile della guerra con cui fare i conti.

Uno, nessuno e centomila: si tratta di ordigni imbottiti con iprite e arsenico (cancerogene). Sono ancora in fondo al mare Adriatico, dirimpetto alla costa marchigiano-romagnola, a bassa profondità (12-20 metri), a una distanza variabile dalle 2,5 alle 5 miglia. Le conseguenze per l’ambiente e la salute umana sono catastrofiche.
Occorre chiamare in causa – a livello giudiziario e politico – i governi di Berlino e Roma per chiedere i danni ed il risanamento marino, invece di conferire la cittadinanza onoraria al già cancelliere Schroder. Vale il principio giuridico internazionale: “chi inquina paga”. Il popolo italiano è in grado di far valere in Italia i suoi diritti ad un ambiente salubre e non inquinato?



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