GENOCIDIO

di Gianni Lannes Il genocidio israeliano del popolo palestinese: ora è ufficiale, dopo uno sterminio – sotto gli occhi del mondo -che ha assassinato oltre 70 mila esseri umani, tra cui più di 20 mila bambini. Lo attesta l’ONU. Secondo l’indagine condotta da +972 Magazine, Local Call, The Guardian e Save The Children, almeno l’83…

di Gianni Lannes

Il genocidio israeliano del popolo palestinese: ora è ufficiale, dopo uno sterminio – sotto gli occhi del mondo -che ha assassinato oltre 70 mila esseri umani, tra cui più di 20 mila bambini. Lo attesta l’ONU. Secondo l’indagine condotta da +972 Magazine, Local Call, The Guardian e Save The Children, almeno l’83 per cento sono civili. Dati che contraddicono le dichiarazioni pubbliche dell’esercito israeliano e dei funzionari governativi, di un rapporto di 1:1 o 2:1 tra vittime civili e miliziani.

L’8 settembre 2025 Volker Turk, alto commissario dell’Onu per i diritti umani, aprendo a Ginevra la 60a sessione del Consiglio Onu per i diritti umani invocando una risposta più decisa della comunità internazionale per mettere fine al massacro, ha affermato: «Sono inorridito dell’utilizzo di una retorica genocida e della vergognosa disumanizzazione dei palestinesi da parte di alti funzionari israeliani: oggi Gaza è un territorio ridotto a un cimitero».

Inoltre, la situazione in Cisgiordania, compresa Gerusalemme-Est, si è notevolmente deteriorata. Mentre continuano le demolizioni di case e strade più di 32.000 persone sono state sfollate con la forza. Poco prima che l’Esecutivo del macellaio Netanyahu approvasse il piano di rioccupazione totale della Striscia la Knesset, con l’obiettivo di seppellire definitivamente l’idea di uno Stato palestinese, ha approvato una risoluzione sull’annessione della Cisgiordania.

Il 16 giugno 2003 l’Italia – grazie a Silvio Berlusconi – ha firmato a Parigi il Memorandum d’intesa con lo Stato d’Israele in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa, ratificato con legge numero 94 del 2005.

La vigenza del Memorandum è stabilita in 5 anni, automaticamente prorogati salvo recesso di una Parte; oggi più che mai questa proroga non può essere una semplice formalità e richiederebbe una discussione parlamentare. Il governo Meloni intende prorogare la prossima scadenza dell’aprile 2026. Continuare questa cooperazione equivale a rendersi complici di bombardamenti su ospedali, scuole, campi profughi.

Nell’Unione europea esiste finalmente una forte maggioranza per la revisione del Memorandum, maggioranza di cui non fa parte l’Italia che ha approvato, nelle commissioni Difesa di Camera e Senato, l’acquisto di sistemi ad alta tecnologia prodotti dalla Elta-Systems Ltd, società controllata dalla Israel-aerospace-Industries.

Alla prova dei fatti il Governino Meloni continua sottotraccia a esportare armamenti e tecnologie militari verso Israele. È quanto emerge dall’analisi condotta incrociando dati ufficiali del Sipri, dell’Istat (portale Coeweb) e dalla Relazione governativa sull’export d’armamenti, che smentisce le dichiarazioni pubbliche del Governo sulla sospensione delle forniture dopo il 7 ottobre 2023.

Secondo Sipri, tra il 2019 e il 2023, l’Italia aveva esportato verso Israele 26.7 milioni di dollari in sistemi d’arma comprendenti 12 elicotteri leggeri AW119-Koala e 4 cannoni navali Super-Rapid prodotti dalla Leonardo Spa. A questi sistemi s’aggiunge la cooperazione strutturale nel programma dei caccia F-35, con componenti italiane destinate ai velivoli israeliani; secondo il Coeweb nel 2024 l’Italia ha esportato in Israele «armi e munizioni» per circa 5.8 milioni, esportazioni che mostrano una cooperazione ancora più strutturata.

Particolarmente rilevante sono le tecnologie per «navigazione aerea e spaziale», che comprende aerei, droni, radar per circa 34 milioni di euro. Di questi, 31 milioni non sono inseriti in sottocategorie, rendendone difficile la tracciabilità. Rientra probabilmente anche la vendita del jet M346-Master, impiegato nell’addestramento militare avanzato.

Sempre nel 2024, l’Italia ha esportato in Israele 2.7 milioni di euro in computer industriali, lettori ottici e dispositivi per l’inserimento e l’elaborazione codificata delle informazioni, strumenti fondamentali per le infrastrutture militari. Tecnologie che possono essere utilizzate per funzioni dual-use quali il controllo dei droni, il targeting automatizzato e il comando delle operazioni militari.

Nonostante il Governino Meloni continui a rivendicare la piena legalità delle esportazioni militari, la legge numero 185 del 1990 vieta l’invio di armamenti a Paesi coinvolti in conflitti armati, salvo accordi o motivi di sicurezza nazionale.

E ancora: l’Italia, è un porto sicuro per i soldati dell’Idf mandati, questa volta, in Gallura a «decomprimere», cioè curare lo stress postraumatico della guerra, sindrome di cui soffrono almeno 3.770 soldati sui 130 mila impiegati. Sono tutti ragazzi e ragazze tra i 20 e 30 anni ospiti nel resort a 5 stelle, il Mangia’s Curio Collections. Alcuni sono stati accolti all’aeroporto di Olbia al grido di «killers not welcome», per dimostrare la contrarietà al «turismo del genocidio».

Altra meta scelta per viaggi organizzati dall’Idf, per i soldati dopo le azioni di guerra sono state, nel 2024, le Marche di Acquaroli (pupillo meloniano doc), questo perché l’Italia è considerata un paese amico e sicuro. Altri governi, come quello spagnolo, hanno vietato l’ingresso di militari coinvolti nelle operazioni militari a Gaza.

Un articolo del Middle East Eye rivela che Israele, da tempo, utilizza combattenti stranieri, ovvero cittadini con doppia cittadinanza e tra questi ci sarebbe una significativa componente italiana. Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale ha confermato che sono circa mille i cittadini israeliani con passaporto italiano che svolgono il servizio di leva in Israele.

Con una lettera aperta che ha raccolto in poche ore oltre 300 firme, le lavoratrici e i lavoratori – ricercatrici e ricercatori, tecnologi, personale tecnico-amministrativo – del Consiglio nazionale delle ricerche hanno chiesto conto dei rapporti con le università israeliane che continuano a supportare, in diversi campi, l’iniziativa militare, coloniale e genocida, ai danni del popolo palestinese di Gaza e in Cisgiordania.

Le collaborazioni principali riguardano le nanotecnologie per la cura del cancro, la biologia marina, l’inter-connessione degli ecosistemi, la transizione verde, le catene di approvvigionamento delle proteine. Diversi, però, sono gli accordi che preoccupano il personale Cnr, che ha preso parola pure scrivendo al Consiglio di amministrazione, oltre a pubblicare (il 2 luglio) la lettera sul quotidiano Il Manifesto: l’accordo quadro tra il Cnr e il Weizmann Institute, istituto che ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo dei programmi nucleari israeliani e collabora con il Ministero della difesa degli Stati Uniti; gli accordi istituiti con il bando del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale del 2024, successivi non solo al 7 ottobre 2023, ma anche al pronunciamento della Corte internazionale di giustizia del gennaio 2024.

Il progetto QUANTOX, nell’ambito del progetto europeo QUANTERA, che riguarda la computazione quantistica e che, dato lo sviluppo della capacità di calcolo e l’utilizzo di dispositivi di crittografia, ha immediato carattere dual use; gli accordi di partenariato finanziati dall’Unione europea tramite il programma Horizon Europe, in particolare i progetti denominati HERA, HERWINGT, MATISSE, in cui il Cnr, attraverso il consorzio Cira (Centro italiano ricerche aerospaziali, di cui il Cnr è azionista di maggioranza con il 52 per cento), collabora con l’azienda bellica di Stato israeliana Israel Aerospace Industries Ltd., che produce armamenti in uso all’esercito israeliano.

Il 26 gennaio 2024, come suindicato, la Corte internazionale di giustizia (Cig) ha emesso una importante pronuncia, con la quale si riconosce che il popolo palestinese ha il diritto di non subire un genocidio è che vi è un rischio reale che un tale diritto subisca un danno irreparabile.

Il 19 luglio 2024, la Cig ha emesso un parere consultivo, dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite richiesto, relativo alle conseguenze legali, per gli Stati membri delle Nazioni Unite, che derivano dalle politiche di Israele nei Territori Palestinesi Occupati, incluso Gerusalemme Est. Oltre a dichiarare illegale l’occupazione, da parte di Israele, dei Territori Palestinesi Occupati, il parere indica l’obbligo, per tutti gli Stati membri delle NU, a non riconoscere come legale la presenza di Israele nei Territori Palestinesi Occupati e a non supportare il mantenimento di tale occupazione illegale.

Il 18 settembre 2024, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato a maggioranza (124 Stati a favore, 14 contrari e 43 astenuti) la Risoluzione A/ES-10/L.31, con la quale chiede agli Stati membri di: a) impedire relazioni commerciali e investimenti che aiutino il mantenimento della situazione di illegalità creata da Israele nei Territori Palestinesi Occupati; b) adottare misure affinché i propri cittadini, imprese e istituzioni non agiscano in modo da riconoscere come legale la presenza di Israele nei Territori Palestinesi Occupati, incluso Gerusalemme Est, e non supportino e aiutino il mantenimento di tale occupazione; c) implementare le sanzioni contro enti e persone coinvolti nel mantenimento della presenza illegale di Israele nei Territori Palestinesi Occupati.

Secondo i dati riportati dall’Ufficio per coordinamento degli affari umanitari (Ocha), aggiornati al 9 luglio 2025, l’offensiva di Israele ha ucciso oltre 57.680 persone (di cui oltre 17.121 bambini e 9.126 donne), ne ha ferite altre 137.409, ha distrutto e/o danneggiato oltre il 92 per cento degli edifici residenziali e ha reso inservibili il 50 per cento delle infrastrutture sanitarie. Il blocco degli aiuti umanitari, imposto e rivendicato dalle autorità israeliane, comporta la malnutrizione di oltre il 92 per cento dei bambini al di sotto dei 2 anni e delle donne incinta e/o in fase di allattamento. Per quanto riguarda il sistema educativo, l’intera rete di formazione superiore e ricerca di Gaza è stata rasa al suolo.

Nel rapporto dal titolo From economy of occupation to economy of genocide, la relatrice speciale delle Nazioni Unite per la situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati, Francesca Albanese, chiarisce che le collaborazioni fra istituzioni di ricerca e aziende e/o università coinvolte nel genocidio perpetrato in Palestina violano il diritto internazionale e sono dunque passibili di denuncia agli organi giudiziari competenti, le corti nazionali e la Corte penale internazionale. Illustra inoltre la connessione tra Horizon Europe e le istituzioni israeliane, comprese quelle complici del genocidio. Secondo i dati presentati da Albanese, dal 2014 la Commissione europea tramite Horizon ha concesso 2,12 miliardi di euro a enti israeliani, incluso il Ministero della difesa.

Il Presidente pro tempore degli Stati Uniti Donald Trump ha notoriamente dichiarato che «gli Stati Uniti prenderanno il controllo di Gaza, un controllo a lungo termine che porterà stabilità al Medio Oriente» e che «i palestinesi devono lasciare Gaza e vivere in altri Paesi in pace».

Tali affermazioni, se tradotte in atti concreti, potrebbero configurarsi come una violazione di fondamentali principi del diritto internazionale, compreso il divieto di trasferimenti forzati di popolazioni.

L’Italia è firmataria di trattati internazionali che vietano espressamente il trasferimento forzato di popolazioni e che tutelano i diritti umani, tra cui la Convenzione di Ginevra del 1949 e i suoi Protocolli Aggiuntivi, che vietano la deportazione e il trasferimento forzato di popolazioni nei territori occupati; lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, che qualifica i trasferimenti forzati di popolazioni come crimini di guerra e crimini contro l’umanità; la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che sancisce il diritto di ogni individuo a vivere nella propria terra d’origine senza subire deportazioni.

L’assenza di una presa di posizione chiara e netta da parte del Governo meloniano sulle dichiarazioni di Trump potrebbe essere interpretata come una mancanza di condanna verso ipotesi di trasferimenti forzati di popolazioni, come emerso durante l’audizione sul Consiglio Affari Esteri alle commissioni esteri congiunte il 5 febbraio 2025, in cui il Ministro ha dichiarato che «vedremo quando ci saranno delle proposte concrete», senza esprimere una posizione definitiva.

Come si legge dal report pubblicato da Sanitari per Gaza-Italia, il Kamala Adwan Hospital, situato nel nord di Gaza, è stato distrutto, lasciando l’intera area priva di strutture sanitarie operative.

La distruzione dell’ospedale ha causato la morte e lo sfollamento di numerosi pazienti, con gravi violazioni delle convenzioni internazionali che tutelano le strutture sanitarie e il personale medico; tra le persone arrestate durante l’attacco, vi è anche il direttore sanitario dell’ospedale, dottor Abu Safiya, oltre a pazienti vulnerabili, tra cui un paraplegico con una lesione spinale instabile.

Le convenzioni di Ginevra e altri strumenti internazionali impongono la protezione delle strutture sanitarie anche durante i conflitti armati.

rapporti di organizzazioni internazionali, come quello pubblicato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani del 30 dicembre 2024, confermano una prassi di impunità per le violazioni dei diritti umani commesse nella zona; le condizioni sanitarie e l’accesso all’assistenza sanitaria rappresentano un elemento essenziale di sopravvivenza per la popolazione civile durante i conflitti armati.

Il diritto internazionale umanitario, sancito dalle Convenzioni di Ginevra del 1949 e dai loro Protocolli aggiuntivi, garantisce la protezione dei civili e del personale sanitario durante i conflitti armati, in particolare agli articoli 18-19 della IV Convenzione di Ginevra e agli articoli 12 e 16 del I Protocollo aggiuntivo del 1977.

Secondo un report dell’organizzazione mondiale della sanità Oms del 28 dicembre 2024, il Kamal Adwan Hospital, ultima struttura sanitaria operativa nel Nord di Gaza, è stato distrutto, causando l’interruzione totale dei servizi sanitari nella regione e il trasferimento forzato di pazienti critici, personale sanitario e caregiver verso strutture inadeguate o già danneggiate, con grave rischio per la loro incolumità e sopravvivenza.

L’Oms ha inoltre documentato almeno 50 attacchi contro strutture sanitarie e personale medico nei pressi dell’ospedale dall’ottobre 2023, configurando gravi violazioni del diritto internazionale umanitario.

Un rapporto dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) del 31 dicembre 2024 ha denunciato un modello di violenza arbitraria contro ospedali e operatori sanitari a Gaza, a ulteriore aggravio della crisi sanitaria e umanitaria in atto.

La legge n. 185 del 1990 vieta «esportazione, transito, trasferimento, intermediazione di materiali di armamento» verso Paesi in conflitto in contrasto con l’articolo 51 della Carta Onu, o la cui politica contrasti con l’articolo 11 della Costituzione, o i cui Governi siano responsabili di violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani.

Dopo l’attacco terroristico del 7 ottobre 2023, il Governo israeliano si è reso responsabile di gravi violazioni delle convenzioni sui diritti umani riconosciute tali dai massimi organi giurisdizionali internazionali, tanto da indurre la Corte internazionale di giustizia a ritenere plausibili atti di genocidio a Gaza.

La Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto contro Netanyahu e l’ex Ministro Gallant per crimini di guerra e contro l’umanità.

In un procedimento al Tribunale di Roma promosso dall’avvocato gazawi Salahaldin M. A. Abdalaty, il Governo italiano ha dichiarato che dopo il 7 ottobre sarebbe stato «sospeso il rilascio di nuove licenze e autorizzazioni alle trattative verso Israele», mentre per le autorizzazioni residuali si sarebbe effettuata una «analisi tecnica, volta ad accertare caso per caso le caratteristiche dei materiali che restavano da esportare ed il rischio che essi potessero essere impiegati a danno della popolazione civile», tesi confermata dai Ministri Tajani e Crosetto presso le Commissioni parlamentari esteri e difesa; successivamente il Ministro Tajani ha dichiarato che sarebbero stati trasferiti dei «pezzi di ricambio di radio» e, rispondendo a una interrogazione al Senato, il Viceministro Cirielli ha dichiarato che «La procedura di autorizzazione all’esportazione di armi, verso Israele e ogni altro Paese, avviene nel rigoroso rispetto delle disposizioni contenute nella legge 185», confermando quindi che l’esportazione proseguiva indisturbata.

Un’inchiesta di Altreconomia del 22 maggio 2024 sosteneva il proseguimento a dicembre 2023 e gennaio 2024 dell’export di «bombe, granate, siluri, mine, missili, cartucce ed altre munizioni e proiettili, e loro parti», a uso certamente militare; rispondendo ad Altreconomia, «Leonardo» ha confermato che dopo il 7 ottobre è stata fornita «assistenza tecnica da remoto», nonché «riparazione di materiali e fornitura ricambi» per velivoli addestratori M-346 consegnati a Tel Aviv tra il 2014 e il 2015.

Altreconomia nel gennaio 2025 ribadisce che l’Italia esporterebbe verso Israele armi e munizioni ritenute «a uso civile» ma poi rivendute ai coloni degli insediamenti illegali per essere usate contro la popolazione palestinese

Infatti, dati Istat – che l’Italia ha avuto nel solo mese di dicembre 2023 un export di 1.300.000 euro in armi verso Israele, dati che smentiscono platealmente le affermazioni del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale che da mesi afferma: «dal 7 ottobre che abbiamo deciso di non inviare più armi a Israele: quindi non c’è da discutere su questo punto. La decisione è stata presa, lo abbiamo detto in Parlamento».

Le nuove statistiche del commercio estero aggiornate a metà marzo 2024 dall’Istat rendono ad avviso degli interroganti ancora più assordante il silenzio opposto alle diverse istanze di accesso civico da parte dell’autorità nazionale Uama (l’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento) in seno al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, in merito ai dati reali dell’export militare e alla presunta determinazione di sospensione della vendita di armamenti a un esercito in guerra.

I dati dell’Istituto nazionale di statistica fanno di più: gettano una luce sinistra anche su altre tipologie di esportazioni, in particolare su componenti per velivoli ad uso militare partiti dalla provincia di Varese, dove ha sede la Alenia Aermacchi (gruppo Leonardo).

I numeri pubblicati il 12 marzo 2024 dall’Istat, relativi al mese di dicembre 2023, rappresentano una tessera importante che ancora mancava e che permette di completare il mosaico dell’anno trascorso e tracciare un bilancio dell’export di «armi e munizioni» italiane verso Israele. Questo bilancio ci dice che nel 2023 il nostro Paese ha esportato «armi e munizioni» verso Israele per un valore complessivo di 13.707.376 euro, trattasi anche di: «bombe, granate, siluri, mine, missili, cartucce ed altre munizioni e proiettili, e loro parti, inclusi i pallettoni, i pallini da caccia e le borre per cartucce». Materiale delicatissimo, a Gaza così come nella Cisgiordania occupata, teatro, non da oggi e non dal 7 ottobre 2023, di aggressioni armate da parte dei coloni ai danni dei palestinesi.

Un dato estremamente significativo emerge dall’aggiornamento Istat: nella categoria merceologica “Aeromobili, veicoli spaziali e relativi dispositivi” da ottobre a dicembre 2023 risultano esportati a Israele 14.800.221 euro di materiali, di cui 8.795.408 euro, oltre la metà, da Varese. Provincia nella quale ha sede Alenia Aermacchi del gruppo Leonardo, azienda produttrice dei 30 aerei addestratori militari M-346, selezionati dal Ministero della difesa di Israele nel febbraio del 2012 e poi acquistati ed esportati per addestrare i piloti della Israeli air force. Quella che sta attualmente bombardando la Striscia di Gaza.

Quanti mesi e quanti morti si dovranno attendere ancora per avere un reale blocco italiano delle forniture di armi e munizioni a Israele?

Numerosi studenti e studentesse palestinesi, vincitori e vincitrici di borse di studio e regolarmente ammessi ai corsi di laurea e post-laurea presso i nostri atenei per l’anno accademico 2025-2026, si trovano attualmente bloccati nella striscia di Gaza; la loro permanenza in zona di conflitto comporta un pericolo immediato e concreto per la vita e l’incolumità personale; senza un intervento attivo e tempestivo del Governo italiano, i suddetti studenti non potranno accedere materialmente ai percorsi di studio cui hanno pieno diritto.

La normativa europea (Reg. CE 810/2009, Reg. UE 2016/399, Dir. 2001/55/CE) e la IV Convenzione di Ginevra del 1949 obbligano gli Stati membri a garantire protezione umanitaria e accesso sicuro a civili, con particolare riferimento a studenti e minori.

Il diritto allo studio è principio costituzionalmente garantito (articolo 34) e fondamento dell’identità della Repubblica; è evidente che ogni ulteriore ritardo od omissione costituirebbe inadempimento gravissimo, traducendosi in una violazione dei diritti degli studenti e delle studentesse interessati;

A riguardo, numerose università italiane hanno avanzato apposito appello, sollecitando con istanza inoltrata via Pec il Governo italiano ad attivarsi affinché gli studenti e le studentesse raggiungano il territorio italiano in tempo utile per l’inizio dell’anno accademico e, dunque, entro e non oltre il 15 settembre 2025.

Il TAR Lazio con due ordinanze del 5 giugno 2025 (RG 03110/2025 e 03111/2025), in relazione alla posizione di tre studentesse native e dimoranti nella striscia di Gaza e vincitrici di borsa di studio presso l’università di Siena, ha ritenuto possibile il rilascio del visto d’ingresso con procedura interamente telematica secondo modalità che andranno stabilite dalla sede diplomatica, in ragione dei principi sanciti dal codice dell’amministrazione digitale e quelli di leale collaborazione tra le pubbliche amministrazioni, nonché della normativa posta in deroga a quella ordinaria in virtù del regolamento recante le norme di attuazione del Testo unico dell’immigrazione e dell’articolo 6 del Codice dei visti Schengen su menzionato (Reg. CE 810/2009) in ordine all’acquisizione dei dati biometrici dei singoli studenti, nel rispetto della sicurezza nazionale.

Domande facili a Meloni, Tajani e Crosetto:

Quanti sono attualmente i cittadini con passaporto italiano che combattono in Israele, se e quanti di questi siano deceduti e/o feriti?

Quali sono le reali motivazioni che vedono impegnate le nostre forze dell’ordine a tutela dei militari israeliani in vacanza in Sardegna e nelle Marche?

Quanti sono gli aerei militari israeliani che sono atterrati e decollati dalle basi italiane dal 7 di ottobre 2023 e quale assistenza hanno ricevuto?

Se non ritengono assumere immediate iniziative di competenza volte a vietare alle persone coinvolte direttamente o indirettamente nelle operazioni militari a Gaza l’ingresso in Italia?

Se non ritengono di interrompere immediatamente tutte le attività economiche e militari con un Governo, quello israeliano, che sta giornalmente violando il diritto internazionale con azioni riconosciute come crimini di guerra?

In concreto come intendono garantire l’incolumità dei nostri cittadini presenti nelle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza, iniziativa di resistenza civile e non violenta che nasce come risposta collettiva alla drammatica condizione di isolamento e carestia che colpisce la Striscia di Gaza a causa del blocco imposto da Israele?

Quali sono le ragioni che impediscono di revocare il Memorandum d’intesa con lo Stato d’Israele in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa, scaduto l’8 giugno 2025, con un governo che sta commettendo una vera e propria pulizia etnica del popolo palestinese?

Riferimenti:

https://www.ohchr.org/en/press-releases/2025/09/israel-has-committed-genocide-gaza-strip-un-commission-finds

Fai clic per accedere a a-hrc-60-crp-3.pdf

https://www.pellegrinieditore.it/israele-olocausto-finale

https://sulatesta.blog/?s=israele

Tags:

Lascia un commento