PANDEMIA DI GUERRA…

di Gianni Lannes Il virus della guerra non muore mai? Preparano il peggio, mentre mandano in onda le distrazioni di massa. Attraverso la paura incutono angoscia nel corpo sociale. Parola della telecomandata Oms: “La prossima pandemia potrebbe scoppiare in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. Potrebbe essere causata da un virus noto o da un…

di Gianni Lannes

Il virus della guerra non muore mai? Preparano il peggio, mentre mandano in onda le distrazioni di massa. Attraverso la paura incutono angoscia nel corpo sociale. Parola della telecomandata Oms: “La prossima pandemia potrebbe scoppiare in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. Potrebbe essere causata da un virus noto o da un agente completamente nuovo, quello che gli scienziati definiscono patogeno X”. È l’avvertimento lanciato dal direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, diffuso in un video in occasione della conferenza Mastering Immunity 2025 tenutasi a Singapore. “La domanda non è se emergerà il patogeno X, ma se saremo pronti quando accadrà”. Tedros ha ricordato che all’assemblea mondiale della sanità di quest’anno le nazioni hanno adottato lo storico “Accordo Oms sulle pandemie”, strumento di diritto internazionale (leggasi: multinazionali farmaceutiche) che prevede impegni vincolanti per rafforzare ricerca, sviluppo e accesso equo a vaccini e contromisure mediche.

Per conto terzi l’ Italia è già in guerra: su questo fronte non c’è solo una regia tra Palazzo Chigi e il ministero della Difesa, ma da pochi mesi si è attivato anche il ministero della Salute. Come? Con un decreto ad hoc risalente ad aprile 2025, con cui il dicastero ha istituito presso l’Ufficio di gabinetto un “Tavolo permanente in materia di resilienza di soggetti critici”. L’organo, formato da 10 membri, si sarebbe riunito due volte: una a inizio giugno e l’altra ad agosto 2025.

Insomma, sono in corso le prime interlocuzioni per una “strategia sulla resilienza in campo sanitario che stabilisca ruoli e responsabilità dell’insieme degli organi, istituzioni ed enti coinvolti nella predisposizione di piani e misure di preparedeness & response per la gestione di emergenze sanitarie su vasta scala”. Quali sono questi eventi estremi che potrebbero accadere? Il decreto parla di eventi C.R.B.N. (ossia Chimici, radiologici, biologici e nucleari) o “scenari di crisi come ad esempio in caso di attivazione degli articoli 3 e 5 del Patto Atlantico”.

Si è anche cominciato a discutere di un ipotetico scenario di “host nation support” con mobilità militare in tre fasi, mantenendo all’oscuro la popolazione: “Dalla preparazione per l’arrivo delle truppe, alla mobilità all’interno del Paese, fino alla partecipazione a fasi attive di combattimento all’estero con il possibile rientro di feriti”. È anche emerso che la Nato richiede specifici requisiti per l’assistenza sanitaria nei Paesi membri, che gli ospedali italiani sono in grado di assicurare.

“In Italia c’è un Piano nazionale di difesa, che comprende anche la parte batteriologica di cui mi sono occupato io, o almeno c’era fino al 2020”, ha detto all’Adnkronos Salute Ranieri Guerra, già direttore generale aggiunto dell’Oms (assurto alle cronache nell’estate del 2017 col decreto Lorenzin su spinta di Washington, che impone da allora 10 vaccini obbligatori a neonati e bambini) e oggi consulente dell’Areu Lombardia (Agenzia regionale emergenza-urgenza), dove è stato attivato il progetto Watson, dopo l’accordo segreto siglato da Matteo Renzi con l’Ibm (già in affari con Hitler) nel 2016.

Inoltre, sul ruolo che potrebbe avere la Protezione civile in caso di scoppio di un conflitto, “c’è il decreto legislativo del 2 gennaio 2018, che nell’articolo 7 comprende la tipologia degli eventi” dove è previsto l’intervento, precisa l’esperto. Ma in caso di coinvolgimento dell’Italia sul fronte Ucraina-Russia, afferma Guerra, “immagino che si debba prima di tutto pensare ai posti letto (traumatologia soprattutto) e alle terapie intensive”.

L’AdnKronos Salute riporta anche le parole in merito di Walter Riccardi, professore ordinario di Sanità pubblica all’università Cattolica (distintosi durante la prigionia del Covid-19 inflitta ai passivi autoctoni). “In Italia si dovrebbe innanzitutto maturare la consapevolezza che siamo in una situazione prebellica e la maggior parte degli italiani mi pare rimuova il concetto”. Secondo l’ex presidente dell’Istituto superiore di sanità, il punto di partenza “per non muoversi troppo tardi” è che “le istituzioni interessate inizino a coordinarsi” come è accaduto in Francia e Germania.

L’ articolo 4 del Trattato istitutivo dell’Alleanza prevede che “le Parti si consulteranno ogniqualvolta, a giudizio di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle Parti siano minacciate”. Una precondizione per la clausola di difesa collettiva del successivo articolo che recita: “Un attacco armato contro uno o più di loro sarà considerato un attacco contro tutte le parti”. E un attacco rivolto a uno Stato Nato legittima qualsiasi azione considerata necessaria.

A proposito: l’Italia, in violazione della propria Costituzione repubblicana e del Trattato di non proliferazione nucleare, ospita un arsenale di bombe atomiche (modello B61/12) di proprietà statunitense.

Quando la guerra entra nel senso comune spacciandosi per normalità, allora occorre attivare gli anticorpi culturali: spegnare la televisione e accendere la mente.

Riferimenti:

https://www.proimmune.com/conference-videos/who-opening-message-for-mastering-immunity-2025-singapore

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