
di Gianni Lannes
Il genocidio in corso del popolo autoctono di Palestina con il “supporto logistico” italiano. In palese violazione della Costituzione repubblicana e antifascista italiana (articolo 11), il governo Meloni e il ministro al ramo Crosetto, seguitano ad avallare la cooperazione militare con lo Stato terrorista di Israele, consentendo anche l’uso del territorio italiano per scopi militari.
Ecco la recente versione tricolore dello Stato Maggiore Difesa: “Nel pomeriggio del 2 settembre un aeromobile C-130 appartenente alle Forze armate israeliane ha effettuato un atterraggio tecnico presso la U.S. Navy Air Station di Sigonella (Catania), nell’ambito di un’attività addestrativa e di supporto logistico (rifornimento) previamente autorizzata secondo le procedure previste dalla normativa nazionale e internazionale vigente… durante la sosta, della durata di circa 3 ore e 30 minuti, il velivolo ha ricevuto esclusivamente supporto logistico da parte del personale statunitense presente nella base” ubicata in Sicilia. L’utilizzo dello spazio aereo e delle infrastrutture militari italiane, aggiungono i vertici militari italiani, “avviene nel pieno rispetto del quadro normativo nazionale e degli accordi internazionali in essere”.
Davvero? Ma cosa sono gli aerei israeliani C-130? Si occupano di rifornimento carburante e di trasporto merci belliche, operato dallo Squadrone 131 di stanza alla base aerea di Nevatim nella “terra promessa”. Tali velivoli per la guerra, vengono utilizzati per il supporto alle operazioni militari aeree, come il recente bombardamento dell’Iran.
Ma torniamo al Belpaese meloniano. Altro che arresto alle esportazioni di armamenti per Israele. Le autorità tricolore discutono con Tel Aviv di un piano di cooperazione bilaterale: infatti, all’apice dell’estate sono state convocate le aziende della Difesa per nuove forniture ai macellai in divisa e doppiopetto israeliani, nonostante nonostante lo sterminio in atto nella Striscia di Gaza. A far fede è una e-mail inviata il primo luglio scorso ai membri della Federazione aziende italiane per l’aerospazio la difesa e la sicurezza (Aiad). Una ricostruzione che il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in una nota definisce “fuorviante e tendenziosa“, confermando l’incontro ma sottolineando che non ha “alcuna natura commerciale”.
Nel testo del messaggio è stato scritto che “la Direzione nazionale armamenti ci informa che, nel corso del mese di luglio, lo Stato maggiore della Difesa terrà un incontro con rappresentanti militari israeliani, al termine del quale è prevista anche la discussione di un piano di cooperazione bilaterale“. Così mentre il governo, Meloni in testa, da mesi ribadisce di avere sospeso – dall’inizio della guerra – l’esportazione di armi italiane in Israele, l’Italia si appresterebbe a stringere accordi commerciali militari con il governo di Netanyahu. Tutto questo nonostante il contestato memorandum d’intesa che già lega i due Paesi dal punto di vista militare che l’esecutivo italiano e la maggioranza di centrodestra a sostegno di Meloni hanno riconfermato con diversi voti su mozioni delle opposizioni.
Nella mail alle aziende della Difesa interessate vengono chiesti “eventuali contributi aggiornati relativi allo stato dei rapporti in essere, pregressi o in divenire con il Paese in oggetto”, chiedendo anche di compilare la scheda tecnica allegata. Il che lascia supporre che l’obiettivo è quello di vendere forniture agli israeliani, con nuove licenze e quindi smentendo le affermazioni dei membri del governo italiano.
Nei mesi scorsi era già emerso che l’Italia continuava a vendere armi a Israele anche dopo il 7 ottobre del 2023, proseguendo l’invio di quelle relative alle vecchie licenze. Ma, assicurava il governo, è stata fatta una valutazione sugli armamenti che non potessero “essere utilizzati contro la popolazione civile”. Un recente rapporto di Archivio Disarmo, però, ha evidenziato che l’Italia ha continuato a esportare verso Tel Aviv sistemi d’arma e tecnologie militari tra cui droni, radar e componenti per uso bellico.
Riferimenti:
https://archiviodisarmo.it/armi-italiane-a-israele-arrivato-il-momento-di-fermarsi.html
https://sulatesta.blog/?s=israele%2Bmeloni
https://www.pellegrinieditore.it/israele-olocausto-finale/
Clausole segrete
L’Italia continua a non rispettare la legge 185/1990 ed esporta armi a Israele e ad altri Paesi in guerra. Nel 2024 l’export verso Tel Aviv è stato pari a “armi e munizioni” per circa 5.8 milioni, dei quali solo l’11% viene indicato nella sottocategoria “armi non letali” , “parti e accessori” e “bombe, granate e siluri” . Armi, droni e radar, ma anche pc industriali, lettori ottici e dispositivi per l’intelligenza artificiale sempre più centrale nelle operazioni militari dell’Idf che hanno causato dal 7 ottobre oltre 60mila vittime innocenti. Ma non c’è solo Israele. Secondo la Relazione Uama (Unità per l’autorizzazione dei materiali d’armamento), nel 2024 l’Italia ha venduto più armi rispetto al 2023 anche a Paesi come Egitto, Qatar, Emirati Arabi e Arabia saudita. E poi c’è l’Ucraina: dal 2022 l’Italia cede a Kiev una serie di armamenti secretati per decreto, l’Ucraina acquista anche “sistemi d’arma di calibro superiore ai 12,7 mm”, “munizioni”, “apparecchiature per la direzione del tiro” e “veicoli terrestri” per 222 milioni.
Secondo il governo Meloni, in tutti questi casi i contratti sarebbero precedenti e già in essere e non prevederebbero forniture letali, come richiesto dalla legge 185 del 1990 su esportazione, importazione e transito di materiali di armamento. Chiediamo al governo che la legge venga applicata senza escamotage e in piena trasparenza, e che la stessa legge 185/1990 non venga riscritta – come sta tentando invece di fare l’esecutivo – per colpire ancora di più la trasparenza e quindi la consapevolezza di noi cittadini. In questo occorre unirsi alla proposta sottoscritta dalla Rete italiana pace e disarmo.
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