
di Gianni Lannes
In Italia chi ha assassinato l’Adriatico centrale? Chi seguita ad alterare impunemente gli equilibri naturali di terra, fiumi e mare?In loco c’era una volta una discreta qualità della vita, ma non si campa di rendita industriale e artigianale ad oltranza, soprattutto quando si rimane ancorati alla mentalità targata anni Cinquanta del Novecento. Tutti chiusi, da generazioni, in sodalizi interfamiliari, fazioni e anche logge, anche se qui è passato vittoriosamente e sportivamente Walter Magnifico da San Severo, profondo sud della Puglia. Tutto sembra fermo, sospeso, cristallizzato, ingessato nell’ipocrisia generale dei benpensanti. Il familismo amorale di Bansfield insegna qualcosa già dalle elementari. Insomma, tutta luccicante apparenza.

Appena un anno fa era addirittura la capitale della “cultura” italiana. Oggi sopravanza il degrado e la speculazione (edilizia): dal quartiere Muraglia dove nonostante l’incombente rischio idrogeologico edificheranno due palazzoni di 13 piani, agli albergoni (dormitorio) che hanno fagocitato il litorale con il dilagare del cemento armato (“legalizzato”) e più d’uno giace in stato d’abbandono (ben tre hotel in viale Battisti), mentre all’incrocio di viale Rovereto con viale Trieste la Renco ha impiantato un quattro stelle (Opera) da nove piani, proprio ad un soffio dalla battigia. E l’Ardizio frana. Qui abbondano le incongruenze.

Non è tutto: qui a Pesaro si concentra il peggio – avallato dai politicanti locali – sul piano del danno ambientale: a partire dalle 100 mila bombe speciali (imbottite di iprite e arsenico cancerogeni) sotto il mare affondate dai tedeschi nel 1944.

Nonostante questo attentato perdurante giunto ai giorni nostri, che tanti ignorano o non vogliono proprio vedere e nemmeno sanare (la mozione 175 per la bonifica dei fondali marini è stata bocciata nel 2017), addirittura è stata assegnata la cittadinanza onoraria al già cancelleriere germanico Schroder.

E per non farsi mancare niente da Roma il ministero dell’Ambiente ha dato pure il via libera al micidiale impianto Gnl della Fox Petroli, in barba alle direttive Seveso. Insomma una tombaccia, incurante della vita, dove opera la collettiva dissonanza cognitiva, ma al contempo agiscono sparute minoranze attive che si battono per garantire il rispetto della natura e dei diritti civili.

E così, a Pesaro non c’è più il mare, tutt’al più usato o sfruttato qualche mese all’anno come fondale per seguitare a speculare. Allora, non lasciatevi ingannare dalle apparenze.
Riferimenti:
Lascia un commento