di Gianni Lannes

La presenza dei porti nucleari militari di transito di Trieste e Capodistria ha impedito, assieme ad altri fattori, la realizzazione in loco di un rigassificatore per la cui costruzione vennero presentati diversi progetti.
Fra le attività a rischio d’incidente rilevante Trieste ospita il più grande terminal petrolifero del Mediterraneo, oggetto di un gravissimo attentato nel 1972, mentre di recente sono stati compiuti attentati analoghi a Vado Ligure, su una petroliera e in Baviera al terminal dell’oleodotto Triestino.
Da più parti si sta spingendo con l’avallo del Governo Meloni per la trasformazione del porto di Trieste – disarmato e neutrale, da Risoluzione 16 del Consiglio di Sicurezza e Trattato di Pace con l’Italia del 1947 – in hub logistico permanente per le forze Nato, mentre l’associazione Mundo Sin Guerras y Sin Violencia ha presentato alla Conferenza Onu sul trattato di Proibizione delle Armi Nucleari la proposta di rendere Nuclear Free il Golfo di Trieste.
In base alle teorie della deterrenza e del «doppio uso» il territorio comunale di Aviano (Pordenone) ospita una delle basi aeree ove sono presenti ordigni nucleari, ovvero le nuove bombe B61-12, teleguidate e scalabili nella potenza fino a 50 kilotoni (più di tre volte la bomba di Hiroshima), impiegabili sul campo di battaglia.
Trieste è nell’elenco dei porti messi a disposizione dal Governo italiano per il transito e la sosta di navi e sommergibili da guerra a propulsione nucleare e condivide questo status col porto di Capodistria in Slovenia, nello stesso golfo ove sussiste anche la Repubblica di Croazia.
La tavola per la pace del Friuli Venezia Giulia sollecita da anni i prefetti di Trieste e Pordenone, e ora il sindaco di Capodistria a rilasciare i piani di emergenza nucleare esterna alla base di Aviano e ai porti di Trieste e Capodistria, come previsto dalla direttiva Euratom 2013/59 recepita dal Parlamento con decreto legislativo n. 101 del 2020, e in base alla convenzione di Aarhus riguardo al porto sloveno.
Il prefetto di Pordenone non ha mai corrisposto alla richiesta di informazione sui piani di emergenza nucleare esterni alla base di Aviano. Il prefetto di Trieste non ha ancora rilasciato i piani di sua competenza; il sindaco di Capodistria non ha risposto alla richiesta d’informazione inoltrata in base alla direttiva Euratom 2013/59 e alla convenzione di Aarhus.
Quali sono i motivi che impediscono i prefetti di Pordenone e Trieste di informare i cittadini sui relativi piani di emergenza nucleare, riguardanti la base aerea italo-americana di Aviano e il porto franco internazionale di Trieste, e, per quanto di competenza, al sindaco di Capodistria di rispondere alla richiesta d’informazione riguardante il porto nucleare sloveno?
Quali sono gli ostacoli che impediscono di rendere note le misure di siscurezza da adottare effettivamente, di concerto fra cittadinanza e istituzioni della difesa, degli enti locali, della sanità, della protezione civile, per affrontare il pericolo di esplosione nucleare e contaminazione radioattiva in caso di incidente, atto terroristico o atto bellico, in ottemperanza alle disposizioni della direttiva europea Euratom 2013/59, del decreto legislativo numero 101 del 2020 e della convenzione di Aarhus, anche in riferimento alle guerre in corso in Ucraina e Medio Oriente (in particolare Palestina e Iran)?
Riferimenti:
Gianni Lannes, Italia USA e getta, Arianna editrice, Bologna, 2014.
https://www.ariannaeditrice.it/prodotti/italia-usa-e-getta-epub
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