
di Gianni Lannes
Lo racconta la cronaca e lo testimonia la storia. Dal latifondo feudale allo sbarco in Sicilia degli alleati nel 1943 (rapporto Scotten), dalla strage di Portella della Ginestra all’eccidio della stazione di Bologna, dal mattone speculativo al cemento armato, dal traffico di droga all’occultamento di rifiuti pericolosi, fino al commercio di esseri umani (inclusi neonati e bambini) e relativi organi. Il tutto nascosto dai segreti. Le mafie sono incistate negli apparati dello Stato tricolore: la cruenta eliminazione di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo, di Paolo Borsellino e delle rispettive scorte (Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Vito Schifani) sono la riprova.


Come aveva detto, senza essere mai smentito, l’anziano magistrato Antonino Caponnetto: “Giovanni Falcone iniziò a morire nel gennaio del 1988”.
L’ultima indagine di Falcone toccava Valerio Fioravanti – 9 ergastoli e 93 omicidi, ma libero e intoccabile cittadino in Italia – coinvolto anche nell’omicidio di Piersanti Mattarella. E che dire del ruolo attivo del famigerato camerata Stefano Delle Chiaie, attivo in Sicilia, per propiziare la strage di Capaci? Anche se di recente la Procura di Caltanissetta ha archiviato, la pista nera esiste concretamente e ha avuto un ruolo di primo piano.
La mafia è un “sistema di potere politico-affaristico-mafioso” (come lo definiva Pio La Torre, assassinato il 30 aprile 1982 insieme a Rosario Di Salvo) ben integrato nella struttura del capitalismo contemporaneo.
Le mafie nazionali e internazionali (per esempio quelle cinesi e albanesi) nel Belpaese sono incredibilmente radicate. La criminalità organizzata, infatti, ha trovato all’estero (ad esempio la ‘ndrangheta) e nell’Italia Settentrionale (in particolare: Lombardia, Veneto, Liguria, Piemonte, Emilia-Romagna e Marche, compresa San Marino), il radicamento economico che nell’Italia Meridionale non aveva per mancanza della struttura produttiva che le consentisse di reinvestire i profitti illeciti. Nonostante i clamorosi segnali questa tendenza non è stata intercettata per tempo, ma spesso è stata addirittura favorita dalle politiche s-governative.
Oggi non serve quasi più la violenza per lucrare illecitamente e alimentare riserve di liquidità da immettere nel mercato legale con mastodontici profitti che sfuggono ai controlli ordinari. I canali bancari e le criptovalute attualmente sono i sistemi più gettonati in ambito transnazionale.
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