
Accade in Italia: quasi settemila delitti contro l’ambiente dal 2015 al 2024, ma soltanto in relazione a uno ogni tre verifiche; insomma, la punta dell’iceberg, rispetto al buco nero che divora il Belpaese. Questo è il bilancio minimo della legge 68/2015 che sancisce nello Stivale (isole incluse), almeno teoricamente, il principio giuridico (universale) del “chi inquina paga”. Tuttavia, il Governone Meloni – antitesi nei fatti della politica intesa come realizzazione del bene comune e risoluzione di problemi – a tutt’oggi non ha ancora recepito la direttiva Ue per la tutela penale dell’ambiente. Infatti, l’inquilina di Palazzo Chigi, unitamente a tutta la corte di regime e al cucuzzaro di ministri e sottosegretari, nonché lacché istituzionali, di fatto nonostante il profluvio di chiacchiere fritte, in concreto non spazza via gli affari della criminalità organizzata, e non risponde agli atti parlamentari di sindacato ispettivo concernenti le cosiddette “ecomafie”, che, indisturbate proliferano e dilagano ovunque, degradando non solo il territorio (terra e mare) ponendo a rischio la salute di tantissime ignare persone che spesso muoiono prematuramente, ma corrodendo pure l’economia sana, in barba alla legalità di quello che una volta era definito “Stato di diritto” in democrazia.
Gianni Lannes
https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2015;68
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32024L1226
Lascia un commento