
Rita Evelin: la strage di pescatori nei mari d’Italia
Gianni Lannes
La mattina del 26 ottobre 2006, alle ore 6:10, affonda nel mar Adriatico al largo di Porto San Giorgio il peschereccio Rita Evelin di San Benedetto del Tronto. Nel naufragio muoiono tre pescatori: Luigi Luchetti, Ounis Gasmi e Francesco Annibali. Era in atto, all’insaputa della marineria italiana, “Active Endeavour”: un’operazione aeronavale della Nato mandata in onda nel Mediterraneo dal 2001 al 2016. Inoltre, proprio in quella zona dell’Adriatico centrale a ridosso della costa marchigiana, in un’area marittima di transito, a dir poco trafficatissima (petroliere, mercantili e pescherecci), insiste addirittura “la zona per esercitazioni di tiro T842”, come attesta la rara mappa nautica 1050 dell’Istituto Idrografico della Marina a Genova. L’imbarcazione da pesca, che reca i segni inequivocabili di una collisione con un mezzo in sommersione, cola a picco e giace ancora oggi ad appena 76 metri di profondità, nonostante uno sperpero di denaro pubblico pari a 800 mila euro elargiti alla Rana Diving per il suo mancato recupero. L’unico sopravvissuto, il capobarca Nicola Guidi, si contraddice e non vuota il sacco ma, in compenso, qualche anno dopo apre un esclusivo ristorante di pesce. Il primo lancio dell’Ansa fa riferimento ad “un forte botto”. La notizia viene ripresa dalla Pravda, un noto quotidiano con sede a Mosca. L’allora ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, invia fulmineamente un insolito telegramma di cordoglio al sindaco della città marchigiana. L’indagine giudiziaria non è mai decollata, poiché non sono stati individuati i responsabili e non sono state accertate le cause dell’affondamento con mare calma piatta, assenza di vento e buona visibilità; risulta anzi insabbiata dalle preposte autorità italiane. A livello giudiziario e marittimo viene attualmente opposto il solito muro di gomma. Non è l’unico caso, poiché esistono altre numerose tragedie: nelle acque del Belpaese hanno perso la vita tanti marinai e non vi è stata verità e giustizia. Questo libro di inchiesta giornalistica realizzata in mare aperto, fa luce sugli abissi delle inconfessabili ragioni di Stato, ricostruendo omissioni istituzionali, abusi di potere e depistaggi telecomandati. All’insaputa di tutti, guerra in tempo di pace nei mari d’Italia, dove le servitù militari occupano il cielo, l’acqua, la terra e spesso, pure le persone.
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