
Mattanza infinita: il Mediterraneo è un cimitero marino di giovani vittime. L’ultimo naufragio (noto all’opinione pubblica) si è consumato martedi a sud-ovest dell’isola di Lampedusa, ed è costato la vita ad almeno 50 persone, che avevano preso il largo da Sfax in Tunisia. Sei i corpi recuperati, oltre 40 quelli dispersi nel Mediterraneo, tra cui un numero imprecisato di bambini. Cinque donne e cinque uomini di Costa d’Avorio, Camerun, Mali e Guinea Conakry sopravvissuti. La prima ed unica comunicazione ufficiale (un comunicato della Guardia costiera) risale a mercoledi 18 marzo 2025 (ore 12:26): “Sono in corso le operazioni di ricerca… a seguito della segnalazione, nella giornata di ieri, di un gommone con migranti a bordo in precario stato di galleggiabilità”. Nessuna coordinata del ritrovamento, nessun orario, nessuna informazione su chi e come ha segnalato le persone in pericolo. In Italia basta che i corpi dei migranti morti non si vedano, non siano trascinati a riva dalle correnti o fotografati sul molo perché le istituzioni governative facciano finta di niente. L’ennesima tragedia riassume bene gli effetti dell’accordo tra l’Ue e il presidente tunisino Kais Saied: più razzismo e maggiore violenza contro gli esseri umani in fuga dalla morte assicurata.
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